Comincia caricato a pallettoni il Campionato Mondiale di MotoGP. Capriole al vertice tra prove e gara, chi è in grado di capire che piega prenderà questo nuovo anno? Nessuno, perchè i valori in pista da un lato sembrano equivalersi (con i primi 5 piloti in 6 decimi) dall’altro pare che gli stessi piloti abbiano giocato buona parte di gara a carte coperte, un po’ per non svelare i valori fino agli ultimi giri, un po’ per conservare le gomme: incognita principe di ogni santa gara.

Mentre in testa Dovizioso e Marquez giocavano al gatto col topo (scambiandosi i ruoli ma non la posizione se non nelle ultime tornate) ci ha pensato Rins a mettere un po’ di pepe al vertice alzando la cresta e imponendosi in molti sorpassi nella parte guidata della pista. Ovviamente ci hanno pensato i due favoriti a rimetterlo al suo posto ogni volta che si raggiungeva il rettilineo d’arrivo in una melina tecnica che ha trasformato la corsa in una splendida partita a Risiko.

Fino agli ultimi giri. È in quel momento che ci si mette il coltello tra i denti e si comincia l’assalto all’arma bianca. Furibondi sorpassi da saltare sul divano “appoggini” tra carene per trovare la traiettoria perfetta. Marquez le ha provate tutte anche quest’anno, ma il dominio di Dovizioso quando si tratta di schiacciarti dietro all’ultima curva rimane innegabile. Non gliela si fa al forlivese quando sei appiccicato, l’unica speranza è prendere metri prima del traguardo, ma evidentemente Marc, quel margine, non lo aveva.

Acceleratore a cannone e allo spegnersi dei semafori scatenate l’inferno. Arriva la prima stagionale dopo un’inverno di attese: sono state soddisfatte le aspettative?

Ci hanno pensato le squadre a tentare di prendersi fuori dall’asfalto ciò che la pista ha negato. La quasi totalità delle case produttrici (fa eccezione Yamaha) ha tentato il ricorso contro un’appendice sotto-pancia montata da Ducati, la prima raffica è andata a vuoto confermando la vittoria della Casa di Borgo Panigale, ma l’appello è ancora in piedi: riusciranno Honda, KTM, Aprilia e Suzuki a far assegnare la prima vittoria di stagione a tavolino?

Al traguardo, intanto, nei primi 5 posti troviamo quattro diverse case. Grande spettacolo, con i valori, però che non sono esattamente quelli che ci aspetteremmo. Il buon vecchio Cal sa valere la sua legge sul giovane Rins (e va bene) ma ciò che non ci saremmo aspettati è di trovare una Suzuki sopravanzare al traguardo la prima delle Yamaha.

Cosa succede? Inizia ad essere noioso chiederselo. Ad ogni turno di prova in cui Vinales guadagna una pole o una prima fila, tutti gridano al miracolo: al ritorno della fenice. Salvo poi rendersi conto che i valori reali sono quelli che porta in pista Vale (con un pizzico di polso in più). Fare due giri alla morte per conquistarsi una casella in griglia è un conto. Lavorare per tutta una gara con delle gomme che non ti permettono accelerazione in uscita e rischiano di disintegrarsi a metà gara è tutto un altro remare.

Colpa delle gomme quindi? No. Colpa della moto che non riesce a farle lavorare come dovrebbero. Ad oggi la classe del vecchio lupo ha tamponato i danni maggiori, ma fino a quando la voglia di vincere (o almeno di non perdere troppo male) di Valentino riuscirà ad avere la meglio sulla frustrazione per una moto che non ti da ciò che ti promette? Continuiamo a dirlo: ci vuole un cambio di passo. Non ci stancheremo di ripeterlo.

Bisogna tornare a lambire #TheSpeedOfLight

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