Pronti via, dicevamo. E invece no. La crisi mondiale di sicurezza sanitaria dovuta al Corona virus da una spallata anche al Campionato del Mondo di MotoGP.

Salta la prima tappa in Qatar (solo per la Classe Regina) e si posticipa a data da destinarsi quella in Thailandia.

Di seguito il comunicato ufficiale.

"È molto triste ma non possiamo farci nulla, spero che la situazione migliori in breve tempo. L’unica cosa che possiamo fare adesso è continuare a lavorare. E auguro buona fortuna ai piloti di Moto3 e Moto2"

Pecco Bagnaia

A causa delle restrizioni ai viaggi in Qatar messe in vigore per i passeggeri provenienti dall’Italia (e da altri paesi), la MotoGP non gareggerà a Losail. FIM, IRTA e Dorna si rammaricano di dover annunciare la cancellazione di tutte le sessioni di classe MotoGP al Grand Prix del Qatar, compresa la gara.

L’attuale epidemia di Coronavirus ha portato all’entrata in vigore di restrizioni sui viaggi in Qatar che colpiscono i passeggeri provenienti dall’Italia, oltre ad altri paesi. A partire da oggi, tutti i passeggeri che arrivano a Doha con voli diretti dall’Italia o che sono stati in Italia nelle ultime 2 settimane, saranno portati direttamente in quarantena per un minimo di 14 giorni. L’Italia ha chiaramente un ruolo vitale nel campionato e nella classe MotoGP – sia in pista che fuori pista – e quindi è stata presa la decisione di annullare la competizione della classe regina.

Poiché i team e i piloti delle classi Moto2 e Moto3 erano già in Qatar per i tre giorni di test ufficiali sul circuito internazionale di Losail all’inizio di questa settimana, saranno possibili le gare di entrambe le categorie. Le classi leggere e intermedie si sfideranno quindi nell’apertura della stagione dal 6 all’8 marzo. Lo stesso vale per l’Idemitsu Asia Talent Cup, che avrà due gare durante il Gran Premio del Qatar come inizialmente previsto. Resta sintonizzato per un programma rivisto.

#TheSpeedOfLight

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Pronti-via, tutti in pista a far rombare i motori. Sembra ieri che eravamo lì a goderci l’ultima gara della stagione 2019 della MotoGP ed eccoci qui a Sepang per i test del nuovo campionato.

Quartararo ha impostato il tempo sul giro più veloce in ciascuno dei tre giorni al test MotoGP di Sepang del 2020, pertanto, se il Gran Premio della Malesia si svolgesse domani, la giovane stella della Petronas Yamaha sarebbe sicuramente la favorita per la pole position.

Però i termini cambiano se andiamo a rare un’occhiata al passo gara, e qui sono altri due i nomi erano in cima alla lista: Maverick Vinales e Alex Rins.

La coppia sembrava particolarmente forte su run più lunghi e ha impostato un ritmo costantemente elevato durante il test.

LA FRASE: "Che figo avere Lorenzo come coach!"

Valentino Rossi

Ecco cosa hanno detto alcuni dei piloti riguardo a chi ha mostrato i muscoli in questi giorni di test:

Marc Marquez (Repsol Honda): “Se guardiamo il ritmo tutti corrono intorno al ’59 di oggi. Ma Rins ha fatto davvero un buon lavoro. Anche Viñales sul ritmo di gara. Rins e Viñales sono i due più veloci.”

Andrea Dovizioso (Ducati): “Penso che ciò che possiamo vedere dal test sia che Maverick è molto forte nella simulazione di gara, e Rins si trova davvero a suo agio. Ma noi non siamo così lontani.”

Franco Morbidelli (Petronas Yamaha): Suzuki e Yamaha sembrano le moto da battere qui? “Soprattutto la Suzuki … Io purtroppo non ho provato a lungo, e nemmeno Vale. Fabio ha fatto un gran tempo ma ha avuto un calo [nelle gomme] che lo ha penalizzato sul passo gara.”

Fabio Quartararo (Petronas Yamaha): “Sono stato il primo in assoluto, ma dobbiamo lavorare sul ritmo, perché è difficile mantenerlo alto in funzione di una gara”.

Danilo Petrucci (Ducati): “Penso che Maverick e Marc abbiano fatto un altro mestiere e credo che saranno due dei piloti più veloci. Anche Espargaro – entrambi gli Espargaro sfortunatamente! – sono molto veloci. E poi Rins, Quartararo … Ce ne sono molti di piloti in grado di percorrere più di dieci giri nel ’59 e stiamo lottando anche noi per mantenere questo ritmo”.

Maverick Vinales (Monster Yamaha): “Su una gomma da gara, con setup da gara, abbiamo fatto un buon ritmo e mi sentivo abbastanza competitivo. Quando ho fatto il giro [lungo], il grip era molto basso. Ho visto la maggior parte dei piloti in 2m 0s, e nessuno è riuscito ad abbassare quel tempo più di tanto… “

Alex Rins (Suzuki): “Siamo stati molto veloci al mattino ma anche molto coerenti sui tempi, confrontando i diversi telai. Tutti i giri in 1m 59. Sono abbastanza contento perché abbiamo migliorato sia il mio tempo sul giro sia il ritmo di gara”.

Valentino Rossi (Monster Yamaha): “La Yamaha è andata bene, ottimo il tempo di Quartararo sul giro secco, ma sul ritmo di gara un po’ si cala. Dobbiamo ancora lavorare sulla velocità massima, ma sono contento del mio 58”.

Finita questa tornata di test, siamo tutti pronti a un nuovo giro sulla grande giostra del campionato!

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Quest’ultima settimana è stato un florilegio di ipotesi di complotto. Quest’elefante nella stanza ha occupato le menti e i cuori di tutti gli appassionati, di motociclismo? No di spy stories e telenovelas.

Valentino Rossi non avrà un contratto con Yamaha Factory per il 2021, panico. Ma solo tra chi non è in grado di leggere le cose semplici.

Forse, in un ecosistema governato dai sotterfugi e dalle mosse a doppio taglio abbiamo smesso di essere in grado di osservare fenomeni lineari, e l’accordo tra Yamaha e Rossi è profondamente lineare.

La frenesia del mercato ha spostato i tempi, anticipando ogni decisione, ormai, all’inizio della stagione precedente. Impossibile arginare il fenomeno in quanto anche se ci fosse una regola che obbliga i team a far partire le trattative più avanti nel tempo, ci troveremmo comunque di fronte alla “ufficializzazione” dei contratti in tempi umani, ma ovviamente i pre-contratti sarebbero comunque precedenti.

In questo turbine affaristico è -ovvio- che le squadre si muovano per tempo.
Ora, da un lato abbiamo il più grande campione dell’ultima era (finché i numeri non ci smentiranno continueremo a ricordarlo) che vuole prendere tempo per decidere del suo futuro, nessuno ha voglia di legarsi mani e piedi a un contratto se non sa se ciò che farà continuerà a piacergli nello stesso modo.
Dall’altro una casa motociclistica che vede i suoi piloti di punta corteggiati da un grande ed appetitoso marchio. Che fare?

"Il mio primo obiettivo è quello di essere competitivo quest'anno e di continuare la mia carriera di pilota in MotoGP anche nel 2021. Prima di farlo, ho bisogno di avere alcune risposte che solo la pista e le prime gare possono darmi. Sono contento che, se dovessi decidere di continuare, Yamaha è pronta a sostenermi sotto tutti i punti di vista, offrendomi una moto ufficiale e un contratto direttamente con la casa madre."

Ci si siede a un tavolo e si trova un accordo, una strategia win-win che possa massimizzare i risultati per tutti: Yamaha, Rossi, Viñales, Quartararo e… Lorenzo. Poker d’assi al Re di Cuori.

In questo modo la Casa di Iwata fa terra bruciata nel mercato lasciano (a Ducati, per esempio) pochissime, forse nessuna, tra le strade percorribili; si assicura un team con la migliore promessa e un ottima futuribile seconda guida; non strappa con il 9 volte Campione del Mondo tenendo viva l’opportunità che questo, quando smetterà, rimanga uomo immagine del marchio (cosa che Honda non è riuscita a fare con un grande come Dani Pedrosa); riporta nel team quello che senza dubbio può essere considerato come uno dei migliori sviluppatori di moto degli ultimi tempi.

Dall’altro lato, Valentino può avere il suo tempo per decidere se continuare a correre o ritirarsi; avrà comunque a disposizione una moto ufficiale (seppure in un team satellite) nel caso non volesse appendere il casco al chiodo; mantiene una posizione di credito nei confronti di Yamaha (ci pensate se invece che accordarsi fossero andati allo scontro? Vi ricordate, vero, i numeri dei fans di Valentino nel mondo?); può cullare l’idea epica e romantica, di vincere un Mondiale con un team satellite.

No dico, ci rendiamo conto?

Ora, dato che con questo schema, vincono tutti (anche Viñales e Quartararo che alla fine, in Ducati, non è che ci volessero proprio andare) ci spiegate perchè abbiamo bisogno di ghost track in un disco che suona veramente bene?

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Da bambino Kobe Bryant era l’idolo dei tifosi delle squadre in cui militava suo padre, in Italia. Nell’intervallo delle partite di papà Joe, raccontano i biografi e chi ha avuto la fortuna di vederlo di persona, tirava da solo e raramente sbagliava il canestro. Studiava da campione già allora in quell’infanzia trascorsa nella provincia italian. Il nonno dall’America gli mandava le videocassette dei grandi, Magic Johnson e Michael Jordan, perché imparasse.

Imparò talmente bene, quel ragazzo alto quasi due metri, da esordire nell’Nba senza nemmeno fare il passaggio nel campionato universitario che è via per tutti i grandi del basket Usa. «Non l’avevo detto a nessuno ma dentro di me ne ero convinto: sì, sarei diventato il giocatore più forte del mondo». Sembra di sentirlo dire queste parole con quella faccia sempre sorridente e quel fare amichevole.

Fare quello che ti piace di più. Farlo al massimo. Farlo cercando di essere il migliore di tutti, sempre. Quando fai la cosa che ami di più, l’ossessione è naturale

Più giovane giocatore dell’All Star Game (19 anni e 175 giorni) l’8 febbraio 1998 e miglior realizzatore con 280 Punti. Più giovane giocatore ad essere stato scelto nel NBA All-Rookie Team (1996-97). Più giovane giocatore ad avere segnato 33.000 punti e quarto miglior realizzatore di sempre in Nba. 81 punti in una sola gara. Cinque titoli Nba. Due ori olimpici.

Kobe Bryant non è stato solo un giocatore di pallacanestro, seppur eccezionale, è una filosofia di vita. Si va ben oltre il parquet.

È difficile spiegare a chi non abbia una passione totalizzante cosa sia un’ossessione, ma se parliamo di Kobe, dobbiamo dire soprattutto che sbagliando si impara perché lui, nella sua carriera, ha sbagliato più tiri di quanti ne abbia messi a segno. Diventi Kobe Bryant se sbagli tanto, ma insisti e riprovi. Era dotato di un talento straordinario, ma l’ha sempre alimentato con tanto lavoro, con una serietà e un’etica professionale incredibile. Il punto non è essere Kobe Bryant, ma diventare il Kobe Bryant di se stessi.

Perchè il lavoro duro batte il talento -solo- se il talento non lavora duro.

#GoodByeHero

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Ma come anno zero?

Non è ancora cominciata la stagione e già siamo alla tabula rasa?

Ebbene sì, con quest’anno sembra chiudersi un’era geologica della MotoGP. Non stiamo parlando di rivoluzionarie soluzioni aerodinamiche, o di un cambio generazionale di propulsori (e no, non stiamo pensando alla MotoE).

Piuttosto ci riferiamo ad un fenomeno umano che ha visto, negli ultimi due anni, pilastri del motomondiale appendere il casco al chiodo: Dani Pedrosa e Jorge Lorenzo su tutti e che vedrà probabilmente, entro la fine di questa stagione altri abbandoni eccellenti.

Appunto, vi direte, la stagione non è ancora iniziata! Già, ma negli ultimi tempi le trattative per i contratti sono cambiati come le stagioni, non si prova più una moto d’estate e ci si stringe la mano per un accordo, si parte in inverno, a guardarsi attorno. E con i contratti in scadenza entro la fine della stagione bisogna iniziare a fare i conti col tempo.

Non è ancora cominciato il 2020 che già il 21 è alle porte. Bisognerà prendere in fretta decisioni, perchè un'era si sta chiudendo.

Addii eccellenti, dicevamo.

Se il refrain di questo periodo, ogni due anni è: Rossi smetterà? Questo è l’anno in cui è un po’ più lecito porsi questa domanda. Non per i noiosissimi limiti di età di cui tutti parlano e per i quali nessuno riceve conferma, ma per una moto che non riesce a trovare un bandolo della matassa. Valentino ha sempre detto che l’unico limite che si pone è quello del divertimento, e parte di questo divertimento è l’essere competitivi. È lui stesso ad affermarlo alla Gazzetta dicendo: “Bisogna essere realisti. A me piacerebbe [continuare ndr.] ma bisogna essere più competitivi dell’anno scorso, sennò è meglio di no. E va bene uguale.

Non ci sarà una pressione enorme per la scelta, dato che Yamaha ha in casa il proprio possibile futuro (Morbidelli, Vinales e Quartararo), ma diciamo che le scelte dovranno essere fatte entro il Mugello, perchè fuori dal Team Blu, c’è chi scalpita alla ricerca di talenti: Ducati.

Cosa succederà sulle selle della casa di Borgo Panigale alla fine di quest’anno? Dovizioso, se non portasse a casa un campionato farà fatica a riproporsi come pilota di punta (remember Honda?) e ancora più difficile sarà la via per Petrucci, che già quest’anno ha faticato non poco per il rinnovo. La Rossa non può permettersi di aspettare di pescare l’asso dal mazzo del Campionato del Mondo, e sarà costretta muoversi in anticipo, scuotendo l’albero della MotoGP e mettendo un po’ di fretta sia ai papabili Yamaha, sia al sogno impossibile Marquez.

Marquez il grande. Non nel senso dell’indiscutibile valore di pilota, ma in quello dell’età. Il (refurbished) Dream Team di casa Honda oggi ha il marchio dei fratelli spagnoli, ma occhio, perchè se al piccolo Alex, è stato proposto il contratto di un solo anno un motivo ci sarà. Che il fratello maggiore voglia tenersi le mani libere per una “nuova strabiliante avventura”? Chi lo sa, per adesso, ma non tarderemo a conoscere qualcosa in più, giacchè appunto, le mani buone si giocano nell’arco di tempo di qualche GP.

Menzione d’onore ad un altro pilastro che potrebbe lasciare a fine stagione: Cal Crutchlow, che insieme a Vale e al Dovi è l’ultimo baluardo della Old School. Ruvido come la sua barba di due giorni è forse il pilota preferito di molti di noi. Tanto duro nelle dichiarazioni (sempre di verità) quanto corretto in pista è il detentore della corona inglese. Certo non è esattamente di scuola Oxfordiana l’abitudine di scaldarsi le gambe con le termocoperte, ma non è uno studente modello, che vorremmo accanto a noi, al bancone di un PUB a scolarci qualche pinta. Quindi resisti Cal(ogero, come lo chiama qualcuno) tiferemo per te ancora quest’altra stagione, e poi speriamo di vederci al bar.

Largo ai giovani quindi… Ma ce ne saranno abbastanza da farci dimenticare la vecchia scuola?

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Non si fa in tempo a finire una stagione di MotoGP che subito la nuova bussa alle porte (e meno male!).

Qui di seguito il calendario del Campionato del Mondo di MotoGP 2020, tra le novità, oltre a molti spostamenti di date, anche il nuovissimo Circuito della Finlandese.

Non perdetevi le novità!

Dopo 38 anni la MotoGP torna in Finlandia!

Non vediamo l'ora di vedere le nostre moto preferite sfrecciare nella cornice di questo stupendo circuito. 

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Il sei volte Campione del Mondo di Formula 1 e il sette volte Campione del Moto GP si sono scambiati rispettivamente la loro Mercedes W08 F1 e la Yamaha M1 Moto GP sul circuito di Valencia Ricardo Tormo.

L’amministratore delegato della Yamaha Motor Racing Lin Jarvis ha dichiarato di essere stato ‘molto colpito’ dalle prestazioni di Hamilton.

“Quanti campioni a quattro ruote potrebbero venire qui e salire su una M1, andare là fuori e sentirsi orgogliosi?“, Ha detto. “È molto difficile guidare una moto in pista ed essere veloci e ancora più impegnativo è guidare una MotoGP Factory.“

Oltre ad essersi scambiata i mezzi, la coppia ha anche girato contemporaneamente sulle moto. “Ciò che mi ha colpito di più è stato il momento in cui lui e Valentino erano fuori, molto vicini tra loro, fianco a fianco sulla loro M1“, dice Jarvis. “Lewis ha affermato di essere un fan della Moto GP e di Valentino da anni. Il suo desiderio era quello di guidare in pista insieme a Rossi e di avere l’esperienza un giorno di guidare una M1, e ha realizzato entrambi i desideri allo stesso tempo.“

“È stato fantastico vedere che anche un sei volte campione del mondo di Formula 1 che ha già realizzato così tante cose, può ancora realizzare un sogno in un’occasione speciale come questa.“

Due o quattro ruote cambia poco. Quando 13 titoli del mondo scendono in pista a mordere l'asfalto, lo spettacolo è assicurato.

Hamilton ha detto: “È stato eccezionale essere in pista e vedere Valentino davanti a me sulla stessa noto.“

“È spettacolare vedere una leggenda come Valentino in macchina“, ha aggiunto. “Sono entusiasta per lui per aver provato la nostra Mercedes per la prima volta. Mi ricorda la mia prima volta in una macchina da F1. Quando vedi tutta la squadra intorno a te. Moto e macchina sembrano totalmente diverse tra loro. Ma si tratta solo di domare è solo un animale diverso.“

Rossi ha detto che guidare la W08, la Mercedes 2017 F1, è stata un’opportunità indimenticabile.

“Molto tempo fa ho provato un’auto da F1, ma da allora sono cambiate molte cose“, ha aggiunto. “Sinceramente, sono rimasto colpito dall’auto e dalla sua maneggevolezza, nonché dal team Mercedes-AMG Motorsport, con cui è stato fantastico lavorare. Sono stati molto accoglienti e mi hanno reso facile familiarizzare con la macchina.“

“All’inizio hai una straordinaria sensazione di velocità. Le forze G non erano così male, ma ci vuole un po’ per abituarsi. Una volta entrato nel ritmo, ho davvero potuto spingere. È stato un grande piacere, mi sono sentito un vero pilota di F1 per un giorno. Non volevo che la giornata finisse.“

Anche la guida di Hamilton ha impressionato Rossi. “Ho anche guidato la YZR-M1 in pista con Lewis“, ha detto. “È stato un momento di orgoglio per tutto il team, condividere la nostra passione con lui.“

“Tecnicamente, Valencia è una pista dura ed è stata una giornata ventosa, quindi ad un certo punto ho pensato che potesse essere difficile per Lewis, ma è stato brillante sulla moto e la sua posizione sulla M1 era perfetta.“

“Mi è davvero piaciuto condividere questa esperienza con lui e penso che anche lui si sia divertito molto, e ciò è dimostrato da quanto fosse riluttante a smettere di correre! Spero sinceramente che in futuro avremo molte più esperienze come questa.“

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Se ne va con stile un grande campione dei nostri tempi. Jorge Lorenzo annuncia il suo ritiro dalle corse.

Ecco l’intervista completa.

“Ho sempre pensato che ci siano quattro giorni significativi nella vita di un pilota – il primo è la tua prima gara, il secondo è la tua prima vittoria, poi il tuo primo campionato del mondo – non tutti possono vincere il campionato del mondo, ma alcuni di noi ce l’hanno fatta. E infine c’è il giorno in cui ti ritirerai. Come tutti voi immaginate, sono qui per annunciare che questo giorno è arrivato per me. Questa sarà la mia ultima gara in MotoGP, dopodiché mi ritirerò come pilota professionista.

Tutto è iniziato quando avevo tre anni, quasi 20 anni di totale dedizione al mio sport. Le persone che lavorano con me sanno quanto io sia perfezionista, quanta energia e intensità ho sempre messo nel mio sport. Essere così perfezionista richiede molta motivazione. Ecco perché i miei nove anni in Yamaha sono stati così meravigliosi, probabilmente gli anni che mi sono piaciuti di più nella mia carriera. Sentivo di aver bisogno di un cambiamento per mantenere questo livello di impegno. Ecco perché ho deciso di passare alla Ducati. Questo mi ha dato una grande motivazione, e anche se i risultati sono stati pessimi all’inizio, ho usato questa motivazione in più per non mollare e continuare sempre a combattere, fino a quando ho raggiunto quella bellissima e sorprendente vittoria del Mugello davanti a tutti i fan della Ducati.

Poi, la firma con la Honda, mi ha dato un altro grande impulso perché ho realizzato il sogno di tutti i piloti, essere un pilota HRC per Repsol Honda. Purtroppo però, gli infortuni sono arrivati ​​troppo presto per svolgere un ruolo importante e portare a casa dei risultati.

Non ero in buone condizioni fisiche, era impossibile essere veloce e competitivo. E questo, oltre a una moto che non mi è mai sembrata a me affine, mi ha dato molti problemi. Comunque, non ho mai perso la pazienza, ho continuato a lavorare con il team, pensando che probabilmente era una questione di tempo, che tutto sarebbe arrivato al momento giusto. Poi, quando stavo iniziando a vedere un po’ di luce in questo tunnel, è successo un brutto incidente nel test di Montmelo. Alcuni giorni dopo mi sono schiantato di nuovo ad Assen, tutti voi conoscete le conseguenze che ciò ha creato. Devo Ammetto, quando stavo rotolando sulla ghiaia e mi sono alzato in piedi, ho pensato: ‘OK, Jorge, ne vale davvero la pena, dopo quello che ho ottenuto? Continuare a soffrire? Ho finito, non voglio più correre ‘.

Ma poi sono tornato a casa, ho deciso di provare, non volevo prendere alcuna decisione affrettata. Ho continuato. La verità è che da quel momento la montagna è diventata così alta e così grande che non sono più riuscito a trovare la grinta e la pazienza, per continuare a provare a scalarla. Sapete tutti che amo guidare, amo la competizione, adoro questo sport, ma soprattutto adoro vincere. A un certo punto mi sono reso conto che questo non era possibile, e in questa fase della mia carriera, è stato impossibile per me mantenere la motivazione. Il mio obiettivo all’inizio della stagione non era realistico, come ho detto, in un periodo così breve.

Ci sono quattro giorni significativi nella vita di un pilota - il primo è la tua prima gara, il secondo è la tua prima vittoria, poi il tuo primo Campionato del Mondo. E infine c’è il giorno in cui ti ritirerai.

Mi dispiace molto per la Honda, in particolare per Alberto (Puig), che è stato colui che mi ha dato questa opportunità. Ricordo molto bene quel giorno nel test di Montmelo (nel 2018), durante primo incontro che ho avuto con lui gli dissi: ‘Alberto, non commettere l’errore di firmare con il pilota sbagliato – fidati di me, e non te ne pentirai’. Purtroppo devo dire di averlo deluso, ho deluso tutta la Honda.

Tuttavia, penso che questa sia la decisione migliore per me e per la squadra perché Honda e Jorge Lorenzo non possono lottare per solo per portare a casa alcuni punti alla fine della gara, per entrare tra i primi cinque, o lottare per il podio – che penso sarebbe possibile con il tempo. Credo che entrambi siamo dei vincenti, e i vincenti devono lottare per vincere.

Tornando alla mia bella carriera, ho sempre detto che sono un ragazzo molto fortunato.

A volte mi sento un po’ come in quel film intitolato ‘One in a Billion’, che narra la vita di questo giocatore di basket indiano [Satnam Singh] che è stato l’unico indiano che abbia mai militato nella NBA. Perché ho gareggiato contro decine e decine di incredibili piloti della mia generazione, e pochissimi di loro ha raggiunto quello che ho raggiunto, pochissimi hanno avuto il successo che ho avuto io.

Ecco perché mi sono sempre sentito molto grato. È vero che sono sempre stato un gran lavoratore e ho fatto molti sacrifici, ma senza essere nel posto giusto e nel momento giusto, e soprattutto senza l’aiuto di molte persone che mi hanno aiutato a raggiungere ciò che ho realizzato, questo non sarebbe stato possibile. Per questo sono qui anche per ringraziare molte persone che mi hanno aiutato in questo sport, in particolare vorrei ringraziare Carmelo (Ezpeleta) e Dorna, per tutto ciò che fanno per far crescere sempre di più questo sport.

Vorrei ringraziare tutte le case che hanno creduto in me, che mi hanno dato la possibilità di guidare le loro moto durante la mia carriera – Derbi, Aprilia, Yamaha, Ducati, Honda … in particolare Giampiero Sacchi, Gigi Dall’Igna, Lin Jarvis e Alberto Puig.

E poi, ovviamente mia madre, che mi ha messo al mondo, mio ​​padre per avermi trasmesso questo amore per le moto e per tutti i sacrifici che ha fatto. E i miei fan, il mio fan club, tutti i fan in generale della MotoGP, che mantengono questo sport come è oggi. Ecco. Grazie a tutti per l’aiuto. È stato un piacere lavorare con voi, e con tutto il cuore vi auguro tutto il meglio, tutta la fortuna professionalmente e anche personalmente.”

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