Blog | Ciao Marchino!

Il tempo è gentiluomo, il tempo è tiranno. Arriva per tutti il momento in cui appendere al chiodo lo strumento del proprio lavoro, per alcuni sono pala e picco, per altri più fortunati come Marco Melandri, sono casco e tuta da moto.

Marchino, come l’aveva soprannominato affettuosamente Guido Meda è sempre stato un pilota dal cuore grande, dal polso rapido e dalle alterne fortune (più spesso sfortune…) che ne hanno punteggiato una carriera comunque di tutto rispetto. Si pensi solo al Mondiale ’99 in cui partì con tre 0 nelle prime tre gare, a seguire mise insieme 5 vittorie e si vide sfuggire il titolo per 1 punto, quello che gli mancava per superare Emilio Alzamora, che durante quella stagione, di gare, non ne vinse neanche una.
O il suo approdo alla Kawasaki, che proprio quell’anno decise di ritirarsi dalle corse, lasciandolo in pista con il solo Team Hayate (con il quale riuscì comunque a conquistare un secondo posto in Francia.

Alterne fortune, appunto nella MotoGP, dove ad anni bui su una Yamaha per nulla competitiva (non era ancora arrivata l’era Rossi) ne seguì uno ottimo, il 2005, nel quale riuscì a piazzarsi secondo nella classifica mondiale a fine campionato, proprio dietro il Campione di Tavullia. Anni d’oro, quelli, per il motociclismo italiano.

Eccolo qui Marchino, come l'aveva soprannominato il re delle telecronache Guido Meda.

Correva l'anno 2002 e il ventenne pilota ravennate si apprestava a vincere il suo titolo nella classe cadetta del MotoMondiale.

Non erano le moto2 di oggi, ma delle bestioline 250 ingestibili, in cui solo il manico del pilota faceva la differenza tra l'alloro e la ghiaia.

Una nuova rinascita nel 2011 sulle derivate di serie. Quell’anno il ravennate inforca la Yamaha e centra un nuovo secondo posto nel mondiale SuperBike, dietro uno splendido Carlos Checa in stato di grazia quell’anno, e davanti a un certo Max Biaggi, uno che in SBK qualcosa lo ha dimostrato.

Sarà un addio definitivo?

“Tutte le favole hanno una fine. – dichiara Marco – Fin da piccolo sognavo di diventare un pilota e la mia è stata una favola. Ostinarsi ad andare avanti, quando la fiamma del fuoco si abbassa, significa tornare a casa che non hai apprezzi ciò che fai. Bisogna avere il coraggio di dire basta.”

Sembrerebbe di sì. Quando un pilota non sente ardere in se’ gli ottani al massimo, fa bene a lasciare la moto sui cavalletti. Ma il mondo delle corse è pieno di grandi rientri, magari solo per assaggiare ancora una volta la pista. Max Biaggi e Troy Bayliss ne sono sfavillanti esempi: si salta in sella, si dimostra (soprattutto a se stessi) di avere ancora il manico, si saluta tutti e si ritorna a casa.
Oppure si fa qualche stagione da collaudatore, perchè alla fine togliersi l’odore della benzina dal naso non è facilissimo, soprattutto se ce l’hai nel sangue. Offri la tua esperienza, e ti stacchi con meno sofferenza da quello che è stato il mestiere della tua vita, da quella che è stata la tua vita.

Non sappiamo cosa farà il nostro Marchino, ma ciò che gli auguriamo è che abbia tutto il meglio. Perchè ci è rimasto nel cuore. E quella tuta di Spiderman, non la dimenticheremmo mai!

#TheSpeedOfLight.

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Speravamo che dopo la tempesta perfetta di Bacellona e i temporali di Assen tornasse il sereno nel cielo dei piloti italiani. Purtroppo anche il Sachsenring non vede tornare il sereno e relega i nostri portacolori a posizioni poco prestigiose parecchio dietro gli assi del weekend Marquez e Vinales (e se non si fosse sdraiato Rins).

Spagna-Italia quasi 3 a zero quindi. Un risultato fin troppo gentile se consideriamo che il distacco dalla testa della gara, per Petrucci, primo degli italiani, è stato di 16 secondi. Questo ci fa ragionare sulla questione che sollevavamo nel nostro precedete articolo il tema #FreePetrucci.
Bene, il pilota ternano (forse anche grazie al rinnovo del contratto) ha liberato parte delle sue energie, ingaggiando una battaglia nel finale di gara con il compagno di squadra Dovizioso e mettendolo dietro al traguardo. Il problema è che ciò non basta. Il problema rimangono i 16 secondi.

Marquez sembra correre in un’altra categoria, tanto che in Germania (la sua pista preferita dove ieri ha festeggiato le 10 vittorie) si è potuto permettere di tagliare il traguardo a braccia conserte, ma sul terzo gradino del podio ci è salito un altro pilota Honda – Crutchlow e sul secondo la Yamaha di Vinales. Certo, questa non è certamente il circuito preferito dalle Ducati, ma il distacco rimediato dai primi è imbarazzante e il fatto che il pilota di punta del Team, Dovizioso, non sia riuscito a dare quello spunto in più che lo potesse portare -se non a giocarsela- almeno a ridurre il ritardo dai primi è indicativo del fatto che c’è qualcosa da rivedere nel pacchetto.

Il Dovi, attento e analitico come sempre, individua il problema nel fatto che la moto “non giri”, una lacuna storica della moto di Borgo Panigale, già riscontrata da Stoner e Rossi. Ma se è chiaro che fino all’anno scorso, nelle sue caratteristiche di punta, la rossa fosse talmente superiore alle concorrenti da tamponare il suo difetto peggiore, è evidente che in questa stagione le altre moto siano migliorate abbastanza da annullare il vantaggio e raggiungere la creatura dell’Ingegner Dall’Igna. Un rompicapo non da poco.

Ok, c'è bisogno di una pausa, soprattutto per moto e piloti italiani.
Gli ultimi tre GP sono stati un'ecatombe di punti per i corridori tricolore della classe regina, ma certamente non possono essersi trasformati da cavalli di razza a brocchi nel giro di qualche mese. Che soluzioni per Rossi, Dovizioso e le Ducati?

Nel frattempo Rossi rema senza posa su una moto con la quale non c’è più l’amore di un tempo, e se fino a ieri era comunque il primo in classifica della sua marca, con le ultime due gare il compagno lo ha sopravanzato di una manciata di punti.

Come specifica lo stesso Valentino però, il problema non è tanto questo quanto le difficoltà di adattamento. Non cerca scuse il Dottore, ma allo stesso modo non riesce a trovare soluzioni.
“Non ho le idee completamente chiare su cosa non funzioni, non ne conosco la causa, ma la sensazione che ho in sella è precisa perché non riesco a uscire bene dalle curve. Sulla M1, quest’anno, bisogna usare un assetto diverso rispetto al 2018 e per me e Morbidelli è più difficile farlo, mentre Vinales e Quartararo si trovano meglio. Non riesco a guidare la Yamaha come facevo lo scorso anno”.
Anche qui un cubo di Rubik di difficile soluzione. Se le facce di Maverik e Fabio sembrano essere a posto, bisogna ora riuscire a far quadrare quelle dei due italiani senza modificare le prime.

Una pausa estiva quantomai necessaria a questo punto quindi, certo non sarà un periodo di riposo (soprattutto per gli ingegneri), ma sarà fondamentale per aggredire la seconda metà della stagione con un altro spirito.

#StayTuned #TheSpeedOfLight.

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Una tappa difficile da digerire per tutti noi. Non ci consola vedere i primi tre italiani arrivati al traguardo nelle prime tre posizioni che contano poco perchè, diversamente da altre volte in cui le posizione cadette della classifica erano panacea a situazioni difficili, oggi ci risultano indigeste perchè non vediamo una svolta all’orizzonte.

Il Dovi che non riesce a lottare per le posizioni da podio, Pertrucci quasi irriconoscibile rispetto alle ultime gare e Rossi che chiude uno dei weekend più oscuri della sua carriera nella ghiaia sono tre bocconi amari che ci si bloccano in gola e quindi: che succede?

Certo, capita a volte che congiunzioni astrali trasformino i nostri lunedì in blue monday, ma oggi usciamo dallo spazio e cerchiamo di capire cosa sia successo.
Andrea ha sicuramente patito le performance di una moto che non ha mai digerito questa pista. si sa che la Ducati ama rettilinei e ripartenze brucianti per sfruttare tutta la sua potenza. In più, le temperature particolarmente alte per la latitudine hanno penalizzato la rossa nel secondo dei suoi plus, dato che il consumo della posteriore è stato esagerato. E non è la posizione al traguardo a preoccuparci, quanto i 14 secondi di distacco accusati. Dovi da buono studioso qual è vede il bicchiere mezzo pieno avendo limitato al minimo i danni. Ma è così che si vince un mondiale? Calcolando?
Forse questo distacco dal primo che inizia ad essere importante per qualche verso libererà la mente del forlivese. Magari non dovendosi più preoccupare di non perdere troppi punti si dedicherà totalmente a guadagnarne, magari rischiando qualcosa in più.

Al suo fianco ha un ottimo “scudiero” il buon Petrucci, che ci piacerebbe però smettere di chiamare appunto “il buon” e iniziare ad appellare come “lo scanna-squali” o “L’ineluttabile”. Comprendiamo la situazione di stallo psicologico di Danilo, stretto tra la necessità di fare risultati e l’impossibilità di attaccare i compagno a testa bassa perchè è esattamente ciò che gli hanno chiesto da Borgo Panigale in funzione del nuovo contratto. E tuttavia ci chiediamo: è di un pilota del genere che la Ducati ha bisogno per vincere un mondiale? Attenzione, perchè con questo non intendiamo che abbia bisogno di uno diverso da Petrucci, ma di un -diverso Petrucci-. Danilo ha già mostrato di avere il carattere e i denti per mordere gli avversari, ma se tieni un cane da caccia con la museruola non è che lo trasformi in un cane da tartufo. Lo fai rimanere una potenzialità inespressa. Ancora quindi diciamo: forse la distanza presa da Marquez nel Mondiale permetterà al team di dare uno spazio diverso al suo pilota gregario che – se lo merita -. #FreePetrucci

La domanda che gira in testa ad ogni italiano appassionato di MotoMondiale, a questo punto della stagione e dopo questa "strana" gara olandese è: Cosa diavolo succede? La "nazionale " italiana di MotoGP sembra essere invischiata, chi per un verso, chi per l'altro, in un pantano difficile da guadare e senza corde di sicurezza. Cosa ci sta succedendo?

L’altra metà del cielo dei tifosi italiani non è meno carica di nubi. Anzi.

Il weekend di Valentino è stato più nero dei nuovi colori della tuta Yamaha. Prove andate malissimo e gara finita peggio. Seppure il dottore, nonostante la caduta, dichiari di aver visto uno spiraglio di luce in quei primi e soli giri di pista fatti.
La performance olandese di Rossi stride fortemente con quelle delle altre Yamaha in pista. Giustamente lui si dice felice per la vittoria di Maverik e per il podio di Quartararò oltre che per il piazzamento del Morbido. Ma è impossibile che al fondo della mente non scavi una domanda: perchè loro vanno e io no?

Molti commentatori si sono lanciati in elucubrazioni non troppo fantasiose: è un pilota finito, è una squadra finita, è una moto finita. No. O meglio non esattamente. Sulla prima affermazione continuiamo a dire ciò che abbiamo sempre detto ad ogni caduta (anche metaforica di Vale) NO. Non è un pilota finito. Un pilota finito non guida la prima delle Yamaha nel mondiale nonostante 3 zeri rimediati nelle ultime 3 gare. E basta, le considerazioni sono migliaia -sull’attuale- valore indiscusso di Rossi. Chi le nega ha solo voglia di polemica e qualche click.

La moto e la squadra sono invece elementi su cui ragionare. La moto di Iwata è sempre andata bene su questa pista e certo, dei piccoli miglioramenti ci sono stati nelle ultime gare. Ma purtroppo ci ha abituato a mostrarci della luce e subito dopo ricacciarci nelle tenebre. E se questi piccoli step sono realmente stabili, si tratta -comunque- di piccoli step. Ci vuole la zampata del leone per tornare a giocarsela in testa. Il team di Valentino forse è un po’ stanco. Anni di affanno probabilmente iniziano a farsi sentire e forse è arrivato il momento di introdurre forze fresche. I risultati, dopo cambi calibrati e giusti inserimenti non si sono mai fatti attendere. Forse ci vuole una sferzata per tornare a correre alla velocità della luce. Il dottore è, tra i piloti, quello che più avvicina la sua storia al mito della fenice. Troppe volte dato per morto, è sempre risorto dalle proprie ceneri.

#StayTuned #TheSpeedOfLight.

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Il Martello si abbatte sulla pista di Barcellona. Però no, stavolta non si tratta di una vittoria conquistata battendo tempi fotocopia sull’incudine d’asfalto della città catalana. Questa volta il Martello si è abbattuto, sfortunatamente sugli avversari, falciando in un colpo solo Maverick, Valentino e il Dovi.

La battuta sul gioco di squadra migliore di sempre è facile, e ammettiamo di averla fatta anche noi, ma in maniera assolutamente sportiva e leggera, è chiaro che ciò che è accaduto è imputabile solo alla sfortuna e alla foga che un pilota a secco di punti e di vittorie da un po’ ci mette quando non gli sembra vero di essere finalmente, di nuovo, in testa.

Capitò a Valentino, quando sulla Ducati travolse Stoner. Capitò a Iannone che fece lo stesso identico errore e il caso volle che la vittima incolpevole di quella trance agonistica fu proprio Lorenzo.
La reazione all’incidente oggi è stata un po’ diversa da quelle altre due occasioni, perchè al netto del commento a caldo di Meregalli (sono i rookie a commetttere questi errori), nessuno si è permesso di dire a Jorge “La tua ambizione supera il tuo talento”. Ne’ tantomeno di sollevare il polverone sulle sanzioni non abbastanza dure che lo stesso Majorchino scatenò contro il pur colpevole Andrea Iannone.

Mai come in questa occasione è appropriato dire che la sfortuna si è ABBATTUTA sui diretti avversari di Marquez nella corsa al titolo iridato. La sfortuna ha un nome Jorge Lorenzo che con il miglior gioco di squadra che sia mai esistito (si scherza ovviamente) ha fatto piazza pulita dei più temibili avversari del compagno di team.

Al contrario i suoi avversari -certo mordendosi le labbra- hanno convenuto sulla fatalità, certo ponendo l’attenzione sull’azzardo che da un pilota professionista non ci si aspetta in quella fase di gara, ma senza chiedere sanzioni esemplari o mettere in dubbio il talento di un pilota. Che il Circus abbia imparato un po’ di self-control?

O forse più semplicemente i piloti coinvolti giovano di una maturità diversa, e di tante gare corse e qualche errore fatto. Magari da oggi anche Lorenzo sarà più magnanimo con chi -per sfortuna- gli provocherà del danno.

Ciò che rimane di tutta questa triste storia non saranno le sanzioni (non ne sono state comminate allo spagnolo) ma una gara e un campionato che -ad oggi- sembra più in difficoltà nel regalarci l’emozione de rush finale al titolo.
Ma attenzione, non abbiamo evidenziato -ad oggi- per puro vezzo stilistico. Lo abbiamo fatto perchè uno dei motivi per cui questo è lo sport più bello del mondo è la sua imprevedibilità. Chi sa cosa capiterà ad Assen?

#StayTuned #TheSpeedOfLight.

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Blog | Evviva Petrucci!

Oggi non c’è niente di cui discutere, c’è solo da festeggiare la vittoria di un motociclista italiano, su una moto italiana, nel giorno della Festa della Repubblica. I calcoli, le recriminazioni, i punti sono solo elementi di contorno, che non possono e non devono offuscare la vittoria del grande Petrucci!

Ogni commentatore ha da fare il suo appunto, da proporre la sua recensione di gara, da opporre, dopo i complimenti di rito il proprio MA alla vittoria di Danilo.
Spesso “al bar”, dalle stesse persone, si ascoltano opinioni contrastanti e a volte perfino opposte. Si passa dai “Petrucci è troppo molle per la Ducati, ci vorrebbe più grinta” di un paio di GP fa alle recriminazioni dell’eccessiva aggressività di un sorpasso splendido quanto pulito.

Ora, Danilo è uno di quei piloti mediano che ha sempre buttato tutte le sue energie nella rincorsa verso un obiettivo. Vincere con la sua moto preferita. È uno di cuore al quale non si può fare nessun appunto, nemmeno caratteriale, perchè è uno genuino, che come lo vedi è.
Lo stesso Dovi, di cui non si può certamente dire sia uno che cerchi i rapporti personali in MotoGP per fare spettacolo ha deciso di “adottarlo come un fratello”, e dubito che tutti noi si possa essere più in grado di lui di giudicare il compagno di squadra. Anche subito dopo un terzo posto che deve aver bruciato parecchio non ha avuto dubbi nel tributare all’amico i complimenti che si meritava. Certo, ha ragionato sui punti persi, ma immaginate cosa sarebbe successo se al suo posto ci fosse stato uno con il carattere di Lorenzo?

Niente MA quindi, ad offuscare la vittoria di un grande pilota. Solo lacrime e Prosecco per chi ha vinto la sua prima gara nella sua pista preferita con la moto che ama.

Oggi deve essere un giorno di gloria per un pilota che ha sempre masticato amaro. Da molti ritenuto un medio è in realtà uno con un carattere da mediano dal quale in molti dovrebbero imparare. Oggi il motto "Il lavoro duro batte il talento se il talento non  lavora duro" è quantomai appropriato.

Intorno è successo di tutto, dal weekend nero di Valentino a quello opaco del suo compagno di Team Vinales. Dai molti italiani finiti nella ghiaia, Morbidelli e Bagnaia purtroppo hanno concluso così la loro gara, a Rins che continua a rimanere nella Top Five delle gare con una Suzuki che ormai si può considerare (quasi) a pari merito con le Honda e le Ducati.
Gli attriti e i problemi nelle case motociclistiche non mancano, e per una Ducati che sembra poter essere guidata più o meno bene da tutti coloro che la inforcano c’è una Honda che sembra poter essere guidata al massimo solo da uno (anche se Nakagami ha fatto quinto) e che pare essere indigesta alla seconda punta della casa dell’ala. Proprio in questi giorni Lorenzo volerà in giappone per confrontarsi con gli ingegneri al quartier generale. Fino ad arrivare ad una Yamaha ce sembra essere rimasta a tre anni fa, una moto di cui -effettivamente- non abbiamo sentito parlare di sviluppo negli ultimi anni. Che il Progetto M1 sia veramente arrivato al capolinea e ci sia finalmente bisogno di un cambio generazionale radicale?

#TheSpeedOfLight.

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Blog | Le simpatiche canaglie

Altro giro in giostra, altri regali! Un paio di costanti e molti movimenti tra griglia e pista.
Una gara emozionante, che ci ha regalato due (quasi) rookie che hanno seminato il panico tra i grandi.

È vero, siamo alla quarta gara in campionato e può sembrare presto per affermare certe cose perchè si sa, le ruote girano e quelle della MotoGP sono anche parecchio veloci. Ma Marquez e la Honda (al netto di incidenti di percorso) sembrano essere la coppia più equilibrata e collaudata del Circus.
Lo spagnolo ha detto che questa gara l’avrebbe corsa solo contro se stesso ed in parte così è stato, giacchè dopo un po’ di scompiglio creato dai piloti Yamaha Petronas che sembravano non volergli dare tregua, ha impostato il suo ritmo e se n’è andato in relativa tranquillità.

Franco e Fabio hanno iniziato ad alzare la testa dal sabato infilando una doppietta in testa alla griglia di partenza e già dai giri costanti che hanno fatto dalle prove del venerdì si è capito che non si sarebbe trattato di un giro di roulette fortunato.
I ragazzi hanno battuto ottimi tempi ed in gara non si sono tirati indietro dalla rincorsa all’attuale leader del Mondiale. Per diversi giri gli sono stati attaccati e dal momento che Quartararo è riuscito a superare il compagno di squadra, l’impressione è stata che quel ragazzino lì si fosse messo in testa un pensiero stupendo: andarsi a prendere il primo gradino del podio.
Come sarebbe andata a finire non lo sapremo mai dato che a un certo punto la staffa del cambio ha tradito il giovane nizzardo costringendolo ad una (molto) onorevole resa. Non lo sapremo perchè certo, ritmo ne aveva, ma avrebbe retto fino alla fine o avrebbe sofferto l’usura dello pneumatico come il nostro Morbido? Il round che Fabio giocherà in casa ci darà una risposta.

Ok, Marc, a meno che non lo tradisca la moto (o la testa), c'è sempre.
Ma di queste arrembanti, simpatiche canaglie, ne vogliamo parlare?
Sono passati appena 4 GP e già Rins si attesta come (l'ennesimo) anti-Marquez. E nel frattempo alzano la testa altri due ragazzini: il Morbido e Quartararò.

I giovani ridono ma i “vecchi” non piangono (o almeno non tutti).

Il Dottore limita, per quel che può i danni. Sembra stranissimo, ma in casa Yamaha quando uno dei due piloti riesce a fare la prestazione, l’altro è costretto a tamponare. Strade diverse? A quanto pare no, perchè nelle interviste entrambi i piloti in blu hanno rilevato le stesse criticità, ed i tempi in pista sono stati molto simili. Come ha dichiarato Rossi, la difficoltà nella MotoGP di oggi è il dover essere ipercompetitivi fin dal venerdì, che vuol dire avere da subito una moto ben bilanciata alla quale fare piccoli ritocchi. Questa volta quindi il lancio di dadi è andato meglio a Maverik che ha pescato uno splendido podio ma che, soprattutto, è riuscito a partire con più ritmo del solito.
Valentino si è dovuto accontentare della sesta piazza dietro i due Ducatisti ufficiali: Dovi che parlava di bicchiere mezzo pieno ma la cui faccia sembrava pensare più alla metà vuota, e Petrucci che si è comportato da ottimo scudiero rimanendo forse a volte un po’ in ombra senza tirare la zampata quando avrebbe potuto.

Ora, forse è giusto spendere qualche parola a riguardo perchè sembra che alcune voci che imputano ora al Petrux l’essere forse troppo remissivo, ieri accusavano Iannone di essere troppo aggressivo. Va bene, in media stat virtus, ma non saremo noi ad essere troppo esigenti?

I mezzo a tutti questi colori così forti spunta l’azzurro tenue della Suzuki di Rins – L’unicorno – come lo ha battezzato Guido Meda. Anche nel suo caso forse è troppo presto per dire qualcosa di definitivo, ma è reale, tangibile e solido il fatto che in queste quattro gare sia sempre stato lì ad insidiare Marc. È lui la criptonite del Superman spagnolo? Chi può esserne certo? Ma di fatto, anche in classifica generale, Alex è lì, ad un punto dal supercampione. E non sembra volersi schiodare.

Un abbraccio in più poi lo vogliamo dare a papà Simoncelli, che nel circuito dove Marco ha vinto la sua prima gara, ora vede la prima vittoria (e la prima doppietta) del suo team. Gli auguriamo che sia la prima di una lunga serie.

#TheSpeedOfLight.

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Blog | Space Cowboys

Un mondiale all’insegna della tattica e dei calcoli? Neanche per idea gringos! In Texas non si scherza e dalla partenza del mucchio selvaggio è finita in duello all’ok corral tra Valentino Rossi e Alex Rins.

E Marquez? Non c’è sceriffo in America che possa opporsi a questo cowboy. Solo l’imbizzarrirsi del suo puledro d’acciaio ha potuto trascinarlo nella polvere. Una moto che non ha voluto saperne di ripartire e che lo ha lasciato sdraiato su una via di fuga. A niente sono valsi i tentativi di rimetterla in moto, la pedalina rotta e la ruota posteriore che si inchioda ad ogni tentativo hanno tagliato fuori il campione spagnolo dalla lotta per la vittoria.

Non è quella di Mark l’unica Honda che ha tradito il proprio cavaliere. Anche Cal Crutchlow è stato scalciato via a pochi giri dall’inizio, in un incidente dalla dinamica molto simile a quella del team leader.
Poche tornate e tocca al nuovo pilota della casa dell’ala abbandonare la pista. Non era una gran gara quella che stava correndo fino a quel momento Jorge Lorenzo, ma mentre cercava confidenza con il messo intorno a metà classifica è stato abbandonato dalla propria moto.
Cosa è successo? Non ci è dato saperlo. L’unica notizia che abbiamo è che il problema pare non aver a che fare con la perdita della catena che ha colpito in occasioni precedenti sia Mark, sia lo stesso Jorge. La moto è stata portata di corsa, avvolta in un telo nero, nel box Honda e nessuno ha potuto sbirciare alcunchè.

Welcome space cowboys!
Pistole (ma soprattutto pneumatici) fumanti in Texas. Il buono, il brutto e il cattivo non erano nessuno in confronto ai pistoleri che hanno sparato tempi da paura sulla pista di Austin. Ed ora... è stallo alla messicana.

Ma per tre piloti che piangono ce ne sono altrettanti che ridono.

Andrea Dovizioso poggiava torvo in sella prima dello spegnersi dei semafori e dopo una strategia sbagliata in prova che lo aveva costretto alla dodicesima casella, niente avrebbe potuto fargli presagire che la luce sarebbe tornata su quella pista. Esattamente come è tornato a splendere il sole alla domenica dopo i fulmini del sabato, la sua giornata è tornata a colorarsi di gioia con la testa del mondiale. Le cadute dei piloti Honda, ma soprattutto la sua grande capacità di far digerire alla Ducati una pista che non ama lo hanno portato al traguardo in quella quarta posizione (seguito da un solidissimo Morbidelli) che ora gli vale il primo posto nella classifica iridata.

E poi? E poi il meglio. Il vecchio leone e il giovane tigrotto che spingono per tutta la gara e accendono il duello nelle ultime quattro tornate.

Valentino Rossi e Alex Rins consumano anche le gomme di scorta, alla ricerca del giro perfetto per staccare l’avversario e correre gli ultimi chilometri in (se così si può chiamare) serenità. Ma niente, pieghe al limite e staccate millimetriche fino all’ultimo giro per strapparsi l’un l’altro la vittoria. Fino all’ultima curva, fino all’ultimo miglior tempo (Vale ha battuto sotto i 2.5), fino alla vittoria del tigrotto, che esplode di gioia per la sua prima vittoria mondiale, proprio davanti al Maestro del maestri.

“Ho dato il 103%” dice il Dottore “avrei potuto dare il 120, ma avrei rischiato di stendermi per vincere, e sarebbe stato un peccato”.

E lo sarebbe stato sul serio perchè ora non ci troveremmo di fronte a questo stallo alla messicana. Tre piloti e tre moto diverse sul primo gradino del podio dopo le prime tre gare. Quattro piloti in 10 punti alla testa del Mondiale. Diavolo quanto ci piace questo inizio!

#TheSpeedOfLight è veramente qui.

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Blog | Moto...Eh!?

Presentata in pompa magna come la moto del domani di fronte a tanti nasi storti affezionati al motore endotermico. Composti team di tutto rispetto: Gresini, Angel Nieto, Pramac Pon, LCR, Ajo, tech3 con tante glorie del passato che hanno deciso di accettare questa scommessa sul futuro: Gibernau, De Puniet, De Angelis e ottimi piloti transitati nelle classi cadette: Terol, Herrera, Ferrari, Salvadori e perfino dalla MotoGP Smith. Presentato il calendario che per il 2019 constava di 5 tappe europee: Jerez, Le Mans, Sachsenring, Spielberg e Misano. A che punto siamo ora? A un punto morto.

Dopo l’annullamento della prima tappa Spagnola ci tocca ora constatare l’abbandono anche della Francia. La Moto Elettrica non correrà nemmeno a Le Mans. Come mai?

Parte? Non parte? Si infittisce il mistero sulla MotoE, classe motociclistica a propulsore elettrico.

Certamente ne è causa l’incendio che ha devastato tutte le moto e le attrezzature a pochi giorni dalla partenza del campionato. L’evento ha costretto gli organizzatori a rivedere completamente il calendario. Ma quanta reale voglia c’è di far partire quest’anno la nuova classe?

Dorna nei giorni scorsi ha comunicato che la Coppa del Mondo di MotoE rimane confermata per il 2019 e il promoter del GP Francese ha rivelato che il tentativo in atto è di dare il via entro giugno. Ma saranno sufficienti due mesi considerando che -di fatto- bisognerà ripartire da zero? Ado oggi nessun calendario ufficiale è stato diramato e gli operatori stessi non hanno idea di come le prove e legare saranno dislocate durante le giornate del Motomondiale

Attendiamo fiduciosi confidando nella forza organizzativa che è propria di quella macchina da gueraa sportiva che è Dorna

Rimaniamo alla finestra attendendo: #TheSpeedOfLight

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Blog | Dovi centra la prima

Comincia caricato a pallettoni il Campionato Mondiale di MotoGP. Capriole al vertice tra prove e gara, chi è in grado di capire che piega prenderà questo nuovo anno? Nessuno, perchè i valori in pista da un lato sembrano equivalersi (con i primi 5 piloti in 6 decimi) dall’altro pare che gli stessi piloti abbiano giocato buona parte di gara a carte coperte, un po’ per non svelare i valori fino agli ultimi giri, un po’ per conservare le gomme: incognita principe di ogni santa gara.

Mentre in testa Dovizioso e Marquez giocavano al gatto col topo (scambiandosi i ruoli ma non la posizione se non nelle ultime tornate) ci ha pensato Rins a mettere un po’ di pepe al vertice alzando la cresta e imponendosi in molti sorpassi nella parte guidata della pista. Ovviamente ci hanno pensato i due favoriti a rimetterlo al suo posto ogni volta che si raggiungeva il rettilineo d’arrivo in una melina tecnica che ha trasformato la corsa in una splendida partita a Risiko.

Fino agli ultimi giri. È in quel momento che ci si mette il coltello tra i denti e si comincia l’assalto all’arma bianca. Furibondi sorpassi da saltare sul divano “appoggini” tra carene per trovare la traiettoria perfetta. Marquez le ha provate tutte anche quest’anno, ma il dominio di Dovizioso quando si tratta di schiacciarti dietro all’ultima curva rimane innegabile. Non gliela si fa al forlivese quando sei appiccicato, l’unica speranza è prendere metri prima del traguardo, ma evidentemente Marc, quel margine, non lo aveva.

Acceleratore a cannone e allo spegnersi dei semafori scatenate l’inferno. Arriva la prima stagionale dopo un’inverno di attese: sono state soddisfatte le aspettative?

Ci hanno pensato le squadre a tentare di prendersi fuori dall’asfalto ciò che la pista ha negato. La quasi totalità delle case produttrici (fa eccezione Yamaha) ha tentato il ricorso contro un’appendice sotto-pancia montata da Ducati, la prima raffica è andata a vuoto confermando la vittoria della Casa di Borgo Panigale, ma l’appello è ancora in piedi: riusciranno Honda, KTM, Aprilia e Suzuki a far assegnare la prima vittoria di stagione a tavolino?

Al traguardo, intanto, nei primi 5 posti troviamo quattro diverse case. Grande spettacolo, con i valori, però che non sono esattamente quelli che ci aspetteremmo. Il buon vecchio Cal sa valere la sua legge sul giovane Rins (e va bene) ma ciò che non ci saremmo aspettati è di trovare una Suzuki sopravanzare al traguardo la prima delle Yamaha.

Cosa succede? Inizia ad essere noioso chiederselo. Ad ogni turno di prova in cui Vinales guadagna una pole o una prima fila, tutti gridano al miracolo: al ritorno della fenice. Salvo poi rendersi conto che i valori reali sono quelli che porta in pista Vale (con un pizzico di polso in più). Fare due giri alla morte per conquistarsi una casella in griglia è un conto. Lavorare per tutta una gara con delle gomme che non ti permettono accelerazione in uscita e rischiano di disintegrarsi a metà gara è tutto un altro remare.

Colpa delle gomme quindi? No. Colpa della moto che non riesce a farle lavorare come dovrebbero. Ad oggi la classe del vecchio lupo ha tamponato i danni maggiori, ma fino a quando la voglia di vincere (o almeno di non perdere troppo male) di Valentino riuscirà ad avere la meglio sulla frustrazione per una moto che non ti da ciò che ti promette? Continuiamo a dirlo: ci vuole un cambio di passo. Non ci stancheremo di ripeterlo.

Bisogna tornare a lambire #TheSpeedOfLight

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