Quest’ultima settimana è stato un florilegio di ipotesi di complotto. Quest’elefante nella stanza ha occupato le menti e i cuori di tutti gli appassionati, di motociclismo? No di spy stories e telenovelas.

Valentino Rossi non avrà un contratto con Yamaha Factory per il 2021, panico. Ma solo tra chi non è in grado di leggere le cose semplici.

Forse, in un ecosistema governato dai sotterfugi e dalle mosse a doppio taglio abbiamo smesso di essere in grado di osservare fenomeni lineari, e l’accordo tra Yamaha e Rossi è profondamente lineare.

La frenesia del mercato ha spostato i tempi, anticipando ogni decisione, ormai, all’inizio della stagione precedente. Impossibile arginare il fenomeno in quanto anche se ci fosse una regola che obbliga i team a far partire le trattative più avanti nel tempo, ci troveremmo comunque di fronte alla “ufficializzazione” dei contratti in tempi umani, ma ovviamente i pre-contratti sarebbero comunque precedenti.

In questo turbine affaristico è -ovvio- che le squadre si muovano per tempo.
Ora, da un lato abbiamo il più grande campione dell’ultima era (finché i numeri non ci smentiranno continueremo a ricordarlo) che vuole prendere tempo per decidere del suo futuro, nessuno ha voglia di legarsi mani e piedi a un contratto se non sa se ciò che farà continuerà a piacergli nello stesso modo.
Dall’altro una casa motociclistica che vede i suoi piloti di punta corteggiati da un grande ed appetitoso marchio. Che fare?

"Il mio primo obiettivo è quello di essere competitivo quest'anno e di continuare la mia carriera di pilota in MotoGP anche nel 2021. Prima di farlo, ho bisogno di avere alcune risposte che solo la pista e le prime gare possono darmi. Sono contento che, se dovessi decidere di continuare, Yamaha è pronta a sostenermi sotto tutti i punti di vista, offrendomi una moto ufficiale e un contratto direttamente con la casa madre."

Ci si siede a un tavolo e si trova un accordo, una strategia win-win che possa massimizzare i risultati per tutti: Yamaha, Rossi, Viñales, Quartararo e… Lorenzo. Poker d’assi al Re di Cuori.

In questo modo la Casa di Iwata fa terra bruciata nel mercato lasciano (a Ducati, per esempio) pochissime, forse nessuna, tra le strade percorribili; si assicura un team con la migliore promessa e un ottima futuribile seconda guida; non strappa con il 9 volte Campione del Mondo tenendo viva l’opportunità che questo, quando smetterà, rimanga uomo immagine del marchio (cosa che Honda non è riuscita a fare con un grande come Dani Pedrosa); riporta nel team quello che senza dubbio può essere considerato come uno dei migliori sviluppatori di moto degli ultimi tempi.

Dall’altro lato, Valentino può avere il suo tempo per decidere se continuare a correre o ritirarsi; avrà comunque a disposizione una moto ufficiale (seppure in un team satellite) nel caso non volesse appendere il casco al chiodo; mantiene una posizione di credito nei confronti di Yamaha (ci pensate se invece che accordarsi fossero andati allo scontro? Vi ricordate, vero, i numeri dei fans di Valentino nel mondo?); può cullare l’idea epica e romantica, di vincere un Mondiale con un team satellite.

No dico, ci rendiamo conto?

Ora, dato che con questo schema, vincono tutti (anche Viñales e Quartararo che alla fine, in Ducati, non è che ci volessero proprio andare) ci spiegate perchè abbiamo bisogno di ghost track in un disco che suona veramente bene?

#TheSpeedOfLight

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