Ormai non ci si chiede quasi più chi vincerà la gara. Il binomio Marquez-Honda è talmente vincente da far dichiarare dal pilota spagnolo: “Ormai ci sono alcune gare in cui potremmo fare solo Warm up e gara”.

I cinque titoli consecutivi di Rossi ci hanno insegnato che ci sono delle ere in cui si trova quello imbattibile, e la battaglia in gara bisogna andare a cercarsela nelle posizioni cadette. Ieri talmente cadette che la regia è andata a scovare la battaglia per l’undicesimo posto. Certo Dovizioso ci ha messo del suo rimontando la testa della gara dalla decima casella di partenza, ma una volta raggiunta, la situazione si è cristallizzata fino a quattro giri dalla fine, quando ha deciso di andare a vincere quella corsa della quale Marquez non fa parte.

Torna quindi di attualità il tema di cui parlavamo nel nostro ultimo articolo: dov’è l’ultimo antimarc? In sesta posizione. E il penultimo? Nono dopo aver fatto carambola con l’incolpevole Morbidelli.

Altri fuochi di paglia? No. Il talento c’è, lo abbiamo già detto. Ma bisogna dare il tempo ai talenti di crescere, dandogli acqua e nutrimento, che è l’unico modo che hanno per non bruciarsi.

Marc e la Honda sembrano quindi un binomio imbattibile, al momento, e non a caso si parla di binomio perchè chiunque altro su quella moto non può fare i numeri dello spagnolino. Quel destriero sembra (ed è) addestrato in base alle sue caratteristiche. Un vestito tagliato su misura, e chiunque altro lo indossi finisce per sembrare impacciato e poco a suo agio. Perfino Lorenzo, un campione senza ombra di dubbio, sta faticando a farselo calzare più di quanto aveva fatto con quello stallone selvaggio che è la Ducati. La domanda ovviamente è la stessa che ci si fece quando il portacolori Repsol era Valentino: il Marc dei miracoli sulla Honda, farebbe lo stesso su un’altra moto?

Huston, abbiamo un problema? Aragon non è mai stata una pista amichevole per la Yamaha, ma vedere Maverik venire sverniciato a 4 giri dalla fine forse è un po' troppo.Quale sarà la causa?

A proposito di Ducati, anche in questo caso si passa con troppa facilità dal definirla “la moto migliore del momento” a “cancello”, a seconda di quanto riescano a spingere Andrea e Danilo. Il primo mette le pezze dove può, il secondo ha bisogno di tempo per imparare a correggersi dove il suo stile non si conforma alla pista. Ma guidano un “cancello”? Di nuovo, no. Anzi, la definizione di miglior moto in pista in questo momento è quello che più si avvicina alla realtà, ma evidentemente, contro quell’accoppiata magica… non basta.

I guai invece non finiscono mai in casa Yamaha. Certo Vinales ha fatto qualche piazzamento, e certo non si è più nella crisi nera di qualche gara fa. Ma la moto egemone di molti campionati, dall’era Valentino in poi, può accontentarsi di qualche punto?
Certamente c’è un cambio di passo da fare e, forse, i recenti miglioramenti dell’enfant prodige Quartararo dovrebbero dare un segnale ai vertici, perchè il motociclismo sportivo è fatto di molti fattori: meccanici, di manico e di tecnici. I giapponesi della casa di Iwata però non sono avvezzi ai terremoti, e la loro storia racconta sempre di piccoli cambiamenti che portano al mutamento globale. Forse allora potrà essergli utile ciò che sta funzionando nel team satellite per dare alla casa madre quella direzione che, ad oggi, sembra smarrita.

Per riportarla a marciare alla velocità che le si confà:  #TheSpeedOfLight.

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