Il tempo è gentiluomo, il tempo è tiranno. Arriva per tutti il momento in cui appendere al chiodo lo strumento del proprio lavoro, per alcuni sono pala e picco, per altri più fortunati come Marco Melandri, sono casco e tuta da moto.

Marchino, come l’aveva soprannominato affettuosamente Guido Meda è sempre stato un pilota dal cuore grande, dal polso rapido e dalle alterne fortune (più spesso sfortune…) che ne hanno punteggiato una carriera comunque di tutto rispetto. Si pensi solo al Mondiale ’99 in cui partì con tre 0 nelle prime tre gare, a seguire mise insieme 5 vittorie e si vide sfuggire il titolo per 1 punto, quello che gli mancava per superare Emilio Alzamora, che durante quella stagione, di gare, non ne vinse neanche una.
O il suo approdo alla Kawasaki, che proprio quell’anno decise di ritirarsi dalle corse, lasciandolo in pista con il solo Team Hayate (con il quale riuscì comunque a conquistare un secondo posto in Francia.

Alterne fortune, appunto nella MotoGP, dove ad anni bui su una Yamaha per nulla competitiva (non era ancora arrivata l’era Rossi) ne seguì uno ottimo, il 2005, nel quale riuscì a piazzarsi secondo nella classifica mondiale a fine campionato, proprio dietro il Campione di Tavullia. Anni d’oro, quelli, per il motociclismo italiano.

Eccolo qui Marchino, come l'aveva soprannominato il re delle telecronache Guido Meda.Correva l'anno 2002 e il ventenne pilota ravennate si apprestava a vincere il suo titolo nella classe cadetta del MotoMondiale.Non erano le moto2 di oggi, ma delle bestioline 250 ingestibili, in cui solo il manico del pilota faceva la differenza tra l'alloro e la ghiaia.

Una nuova rinascita nel 2011 sulle derivate di serie. Quell’anno il ravennate inforca la Yamaha e centra un nuovo secondo posto nel mondiale SuperBike, dietro uno splendido Carlos Checa in stato di grazia quell’anno, e davanti a un certo Max Biaggi, uno che in SBK qualcosa lo ha dimostrato.

Sarà un addio definitivo?

“Tutte le favole hanno una fine. – dichiara Marco – Fin da piccolo sognavo di diventare un pilota e la mia è stata una favola. Ostinarsi ad andare avanti, quando la fiamma del fuoco si abbassa, significa tornare a casa che non hai apprezzi ciò che fai. Bisogna avere il coraggio di dire basta.”

Sembrerebbe di sì. Quando un pilota non sente ardere in se’ gli ottani al massimo, fa bene a lasciare la moto sui cavalletti. Ma il mondo delle corse è pieno di grandi rientri, magari solo per assaggiare ancora una volta la pista. Max Biaggi e Troy Bayliss ne sono sfavillanti esempi: si salta in sella, si dimostra (soprattutto a se stessi) di avere ancora il manico, si saluta tutti e si ritorna a casa.
Oppure si fa qualche stagione da collaudatore, perchè alla fine togliersi l’odore della benzina dal naso non è facilissimo, soprattutto se ce l’hai nel sangue. Offri la tua esperienza, e ti stacchi con meno sofferenza da quello che è stato il mestiere della tua vita, da quella che è stata la tua vita.

Non sappiamo cosa farà il nostro Marchino, ma ciò che gli auguriamo è che abbia tutto il meglio. Perchè ci è rimasto nel cuore. E quella tuta di Spiderman, non la dimenticheremmo mai!

#TheSpeedOfLight.

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